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Il ritorno del testo semplice è una fandonia? #adessonews

L’estate, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, è il momento ideale per tutta una serie di progetti personali, ricerche, letture e magari, perché no, anche di scritture.

In questo caso il discorso è meta, se permettete, perché facciamo riferimento sia ad esperimenti di scrittura che alle app e alle strategie per la stessa. Come ben sa chi ci segue da tempo, uno dei pallini ricorrenti da queste parti è quello del markdown, il linguaggio di marcatura leggera che serve a dare profondità a una pagina scritta in testo semplice, cioè in un documento txt che conserva solo i caratteri di testo con la punteggiatura, gli accapo e i rientri, ma non lo stile della formattazione.

Ne abbiamo parlato varie volte in passato, come detto, e abbiamo recensito anche qualche app più di recente. Altre ne vedremo nei prossimi giorni, ma abbiamo anche deciso di fare un ragionamento introduttivo che vada oltre il markdown e tocchi un tema ben più scottate. Scrivere nel 2022 con documenti di testo semplice. Che scandalo!

il logo del linguaggio di programmazione markdownil logo del linguaggio di programmazione markdownil logo del linguaggio di programmazione markdown

I miti e le leggende sul testo semplice

Per testo semplice intendiamo documenti di testo piano, quelli con estensione “txt” (ma in realtà nel mondo moderno possono essere qualsiasi tipo di file contenente del testo) e con una codifica che sino a una ventina di anni fa era diversa tra Mac e Unix e Windows, ma adesso non solo si è uniformata (almeno nei sistemi più moderni di casa Microsoft e in tutti gli altri) ma è codificata anche con uno standard UTF-8 e UTF-16, cioè Unicode Transformation Format, 8 bit e 16 bit.

Lo scopo di questi standard è quello di codificare i caratteri Unicode (il sistema di codifica che assegna un numero univoco ad ogni carattere usato per la scrittura di testi, in maniera indipendente dalla lingua, dalla piattaforma informatica e dal programma utilizzato) con una codifica a 8 e a 16 bit. Quello che si usa attualmente serve sia per i documenti in quanto tale che per il trasferimento dei testi tramite i sistemi di posta elettronica (l’UTF-8 è stato creato da Ken Thompson e Rob Pike nel 1992).

Attenzione, ci sono un sacco di altri standard più antichi, retaggio soprattutto delle diverse possibili configurazioni che nel tempo hanno avuto alcuni sistemi (leggi: di Microsoft), ma oggi fare pasticci, cioè aprire un documento e trovare punteggiatura, segni ortografici e accentate sballate con sgorbi e sgorbietti o codici numerici astrusi è praticamente impossibile. E in ogni caso esistono vari sistemi per recuperare l’antico testo originale, se si procede con accortezza. Ma è un discorso per un altro articolo.

esempio di codice markdownesempio di codice markdownesempio di codice markdown

Serve un editor di testa da fantascienza

Invece, soprattutto nei tutorial americani, ma anche in molta roba che arriva da noi più o meno scopiazzata da quel Paese, c’è un problema che ricorre più spesso degli altri: servono editor tosti per poter scrivere con il testo semplice. E bisogna imparare il markdown.

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Allora: innanzitutto il markdown non serve (se volete usarlo meglio, ma bastano i normali accapo e un po’ di ordine nella scrittura), e poi non servono neanche gli editor da nerd o da geek.

Niente Emacs, Vim, oppure editor come VS Code di Microsoft o cose del genere. Certo, se volete usarli, meglio: in passato abbiamo raccontato come abbiamo raggiunto il Nirvana dei nerd che scrivono usando servizi online e offline, testo semplice e sincronizzazione manuale di quella tosta. Ma così vi complicate la vita. Si può fare tutto in maniera molto, molto più semplice. Se passare le notti a risolvere i problemi di configurazione che vi siete procurati da soli durante il giorno non è la cosa che vi attrae (a noi sì, ma è questione di gusti), ci sono altri modi e soprattutto altri editor.

Un po’ di esempi di editor che fanno tutto e più di tutto con il testo semplice? Si va da TextEdit su Mac (c’è la modalità testo semplice e non RTF) a Gedit su Linux e Notepad su Windows. Ma si possono anche comprare stupendi programmi per scrivere in maniera semplice e senza tante complicazioni in testo semplice (cioè salvando documenti in formato Txt).

Citiamo sempre iA Writer perché sappiamo che i suoi creatori sono degli artisti del codice e dei filosofi delle interfacce, ma si può guardare anche a Ulysses, Bear, ByWord, MarsEdit e un piccolo esercito di altre app simili tra le quali di recente spiccano Obsidian e Joplin.

digitare al computerdigitare al computerdigitare al computer

Il problema della conversione

Scrivere documenti in testo semplice magari usando un linguaggio di marcatura leggera (ma non è necessario, come abbiamo detto, ci torniamo comunque tra un attimo) offre un grande potere. Non solo i software per scrivere sono leggeri, senza funzioni che distraggono ed estremamente flessibili; non solo i documenti sono a prova di futuro e possono essere utilizzati con tante app diverse su piattaforme diverse; ma addirittura, c’è un vantaggio ulteriore.

Il testo semplice può facilmente essere convertito in altre cose. Già facendo semplicemente “copia-incolla” ad esempio da un documento di testo semplice a WordPress, non c’è il rischio di portarsi dietro un oceano di problemi legati a formattazione, font e caratteri nascosti, com’è tipico ad esempio di Word e degli altri programmi della suite di Office.

Ma si può fare anche di più: si possono usare software per fare la conversione e trasformare il testo semplice in tante altre cose: una struttura Html senza problemi, un testo “ricco” (formattato, cioè), un Pdf, un epub e tante altre cose. Ma c’è un ma. Per farlo occorre un software.

Su Mac c’è una piccola gemma a pagamento che pochi conoscono ma che è potentissima: Marked 2: Il suo lavoro è convertire i documenti di testo semplice in markdown in pdf o epub o docx o tantissime altre cose, con stili personalizzabili. Oppure si può usare il motore open source che si chiama Pandoc (ma occorre saper usare la riga di comando).

Alle volte però il discorso si fa talmente ricco e intricato (perché il mondo è pieno di possibilità) che alla gente viene in mente che questa della flessibilità e convertibilità anziché una ricchezza sia un peso, un obbligo, un’ancora che rallenta.

Ebbene, non temetelo più. Non è così. Il falso mito che occorre usare Pandoc per poter gestire il proprio archivio di documenti di testo è proprio questo: un falso mito. Addirittura, vi diremo di più: si può lavorare con semplici documenti di testo e basta, senza proprio bisogno di conversioni.

digitare al computerdigitare al computerdigitare al computer

Occorre saper usare un certo linguaggio di marcatura

Di solito i critici di questa parte ce l’hanno, per motivi tutti loro, con il markdown creato da John Gruber. Invece, l’idea di Gruber, che è molto diffusa e apprezzata, è comunque una delle tante. Esistono infatti molti linguaggio di marcatura per lavorare seriamente e senza tanti complessi di inferiorità con i vari Google Docs e Microsoft Word.

Ci sono linguaggi di marcatura (markup) come LaTeX (cioè TeX) che nascono non solo per avere una tipografia perfetta ma per essere collaborativi sino dal primo momento (Content-as-Code, con tutto quel che ne consegue in termini di condivisione, versionamento e automazione) ma ci sono anche svariati altri tipi di marcatura per il testo semplice che stanno proprio sotto i nostri occhi.

Dal linguaggio di formattazione usato su Wikipedia (MediaWiki) a Fountain, AsciiDoc, atx, BBCode, Creole, Crossmark, Epytext, Haml, JsonML, MakeDoc, il markdown con tutte le sue varie estensioni (sono una dozzina), Org-mode, POD, reStructuredText, RD, Setext, SiSU, SPIP, Xupl, Texy!, Textile, txt2tags e UDO. Alcuni sono un po’ vecchi, altri hanno ambiti di applicazione molto specifici, in generale sono tutti capaci di fare la stessa cosa: creare una struttura per la formattazione del testo su un documento txt semplice rimanendo leggibile da chi li scrive.

Come in una certa misura si può peraltro fare con il buon vecchio Html, linguaggio di marcatura per eccellenza e più che famoso, solo pensato per essere interpretato da una macchina (il motore di rendering del browser) e non dall’occhio umano. Ma si può sempre usare per scrivere blocchi di testo semplici con degli attributi strutturali (titoli, grassetti, corsivi, link).

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In conclusione

È successo più volte che, per problemi di vario genere, degli utenti venissero tagliati fuori ad esempio dai propri documenti conservati nel cloud su piattaforme proprietarie. Google Docs è una di queste, ma anche Office 365 (che ora si chiama Windows 365) e altre ancora. Cosa succede in questi casi? È impossibile fare una strategia di backup del proprio Google Drive se non si utilizzano ulteriori strumenti sofisticati. E poi si perderebbe moltissimo in termini di commenti, versioni e via dicendo. Senza contare che non viene in mente a molto di fare il backup al proprio cloud (e perché mai, poi?, si chiedono in molti).

Viviamo in un mondo che non è possibile né giusto correggere per i singoli individui: la risposta giusta casomai è scappare via lontani. Non lo diciamo noi, lo sostengono altre persone più sagge come ad esempio Ralph Waldo Emerson. Fuggire via dalle videoscritture eccessivamente complicate e dai formati proprietari dei documenti.

Se non lo si può fare, allora contemplate l’esplosione del Vesuvio dalla terrazza della vostra villetta da patrizio romano a Pompei e fate un ultimo brindisi. Altrimenti, cambiate marcia e stile. Lasciatevi alle spalle questo mondo da facchini della conoscenza, che sollevano tutti i giorni tonnellate di documenti Word o soffiano sullo schermo per condividere quello di Google Docs, e cercate la leggerezza del testo semplice. Già il nome vale più di un anno di psicoterapia.

Correte verso una maggiore consapevolezza digitale. Non vi diciamo di diventare monaci luddisti (ammesso che sia mai esistita una cosa del genere) ma semplicemente di utilizzare quel che serve per quel che state facendo. E il 99% di quel che state facendo potete farlo con il testo semplice. Per il resto, usate pure Word, Google Docs o quel che è.

L’importante è sapere cosa fate e perché. Come per ogni cosa, non esiste un solo modo di lavorare con il testo normale. Non lasciate che nessuno vi dica il contrario. Il modo in cui lavorate con il testo normale e l’uso che ne fate è basato sulle vostre esigenze. Non si basa sulle esigenze o sui metodi o sulle idee di qualche cosiddetto power user o guru. O di qualcuno, come noi, che cerca di convincervi. Ragionate con la vostra testa, se apprezzate il paradosso che vi diciamo di non ascoltare cosa diciamo (ve l’avevamo detto al principio che sarebbe stato un articolo molto meta).

Comunque, nei prossimi giorni sentirete ancora parlare di app per il testo semplice. Adesso avete un punto di partenza dal quale partire per capire di cosa stiamo parlando e perché.

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